Il conferimento del titolo di Conte della Corona
d'Italia richiedeva che Giacomo Ceconi (1833-1910) erigesse una residenza dalle
caratteristiche e dalle proporzioni di un Castello. Giacomo Ceconi (1833-1910) decise
allora di costruire una villa, che avrebbe dovuto tenere legati i
suoi discendenti alla natale Pielungo. Per attendere di persona alla
progettazione e alla costruzione della residenza nobiliare, Giacomo Ceconi (1833-1910) si trattenne sempre più frequentemente e per lungo tempo nel
suo borgo natio.
L'aspetto artistico-architettonico
Il Castello Ceconi è
un imponente costruzione neo-gotica dallo stile eclettico,
con venature di liberty e dai
riflessi medioevali e rinascimentali.
I loggiati dalle calde tonalità
cromatiche fanno da contrappunto agli affreschi che si
snodano lungo le due ali del palazzo e a quelli inseriti nelle
lunette dei finestroni gotici.
Le due personalità geniali e scientifiche affiancano la
raffigurazione della Madonna con Bambino, sopra il portale
principale.
Uno degli imponenti torrioni
merlati reca l'effigie di Alessandro Manzoni (1785-1873). Fra
le torri la più alta e sottile era stata concepita per
accogliere una campana, che aveva la funzione di chiamare a raccolta
gli operai.
Il piazzale antistante al palazzo, che si apre fra i
boscosi pendii montani, venne impreziosito da una
fontana in cemento, a forma circolare e a due piani concentriciche fu oggetto di una contesa tra un alpigiano, un
certo Nànol, e Giacomo Ceconi (1833-1910): l'uomo ottenne il diritto di
passaggio nel cortile del Castello per portare la propria mandria ad
abbeverarsi alla fontana.