Storia del Friuli-Venezia Giulia - 1° luglio 1916: la "Decimazione di Cercivento"


Dietro al cimitero di Cercivento, in provincia di Udine, c'è un piccolo cippo in pietra con una targa in ottone, quattro nomi e il Tricolore. E' un monumento unico in Europa perché è dedicato a quattro soldati formalmente "traditori".

Questo fatto è passato alla storia come la decimazione di Cercivento e i quattro soldati come i fucilati di Cercivento.

Nel giugno del 1916 alla 109° Compagnia del Battaglione Monte Arvenis, composta in maggioranza da giovani della Carnia, venne ordinato di conquistare la cima due del Cellon, il picco sovrastante Passo di Monte Croce Carnico (1.360 m).

Alla Compagnia venne dato l'ordine di attaccare in pieno giorno le postazioni austriache che si trovavano a quota 2200.

Gli 80 alpini si rifiutarono di eseguire l'ordine e proposero un piano alternativo ai loro comandanti: chiesero di sferrare l'attacco di notte per essere protetti dalle nebbie, chiesero fuoco di copertura italiano e di utilizzare non gli scarponi, che avrebbero fatto rumore, ma gli scarpèts, le tipiche calzature friulane con la suola in tessuto.

Essendo di quei posti, conoscevano bene i rischi di un attacco frontale in quella posizione. E, probabilmente, all'inizio della Prima guerra mondiale avevano rifiutato, a loro rischio e pericolo, di arruolarsi con gli austriaci.

L'accusa

Gli alpini vennero accusati dal proprio Comandante di Compagnia, il Capitano Armando Ciofi, di rivolta in presenza del nemico. In realtà il rifiuto di quei soldati a conquistare la cima est della Creta di Collinetta, la sera del 23 giugno del 1916, era motivato dalla consapevolezza che l'operazione sarebbe stata un suicidio. A conferma di questa verità c'è il fatto che la cima del Cellon venne espugnata da un'altra Compagnia, e l'attacco avvenne di notte proprio come avevano suggerito i "disertori" fucilati.


Il processo

La mattina del 29 giugno il battaglione venne consegnato ai Carabinieri e portato nella Chiesa del paese, unica sala sufficientemente ampia da contenerli tutti, dove era stata organizzata l'aula del tribunale, dalla quale il parroco, sfidando i militari, aveva portato via il Crocifisso.

Il processo, condotto da un Tribunale Speciale Militare presieduto dal Generale Porta, iniziò alle 17 del 29 giugno e si concluse alle 24 del 30 giugno.

Le condanne vennero emesse alle 3 del mattino.

In base all'Articolo 114 del Codice Penale Militare l'accusa di rivolta in presenza del nemico, per i quattro alpini si commutò in condanna a morte perché reputati i "capi" della rivolta, mentre per altri 29 vennero condannati a pene da 10 a tre anni per un totale di 145 anni di carcere complessivi.

I 4 alpini furono fucilati di evitare ammutinamenti, ribellioni o atti di codardia all'interno del Regio Esercito italiano con l'obiettivo, quindi, "di dare l'esempio".


La fucilazione

La fucilazione venne eseguita il 1° luglio davanti al muro di cinta del piccolo cimitero di Cercivento.


Le vittime

- Caporal Maggiore Silvio Gaetano Ortis (25 annida Paluzza, contadino
- Caporale Basilio Matiz, da Timau (22 anni)
- Caporale Giovanni Battista Coradazzi, da Forni di Sopra
- Soldato Angelo Massaro, da Maniago


CURIOSITA'

Teatro
Cercivento - di e con Riccardo Maranzana e Massimo Somaglino, dal testo Prima che sia giorno di Carlo Tolazzi (2009)

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