Storia del Friuli-Venezia Giulia - Il Vallo Alpino del Littorio: Vallo Alpino Settentrionale e Orientale


Il Vallo Alpino del Littorio, noto anche brevemente come Vallo Alpino, è un sistema di fortificazioni formato da opere di difesa (bunker), voluto da Benito Mussolini (1883-1945) e costruito durante il Ventennio Fascista prima della Seconda guerra mondiale per proteggere il confine italiano dai paesi limitrofi, cioè Francia, Svizzera, Austria e Jugoslavia.

Il termine "vallo" deriva dall'antica costruzione difensiva romana denominata vallum.

Pur essendo stato costituito nel 1931 con l'emanazione della Circolare 200 da parte dello Stato Maggiore del Regio esercito italianola denominazione Vallo Alpino del Littorio venne ufficializzata solamente il 13 marzo 1940 in un discorso pronunciato dal Sottosegretario alla Guerra Generale Ubaldo Soddu (1883-1949).


La difesa del Vallo Alpino

Prima della Seconda guerra mondiale, le opere di difesa erano presidiate dalle unità della G.a.F., il corpo di Guardia alla Frontiera, specificatamente creato per il presidio delle opere fortificate, il cui motto era "Dei sacri confini guardia sicura".

La difesa italiana era organizzata in maniera differente rispetto a quella francese o tedesca, infatti il Vallo Alpino era pensato per utilizzare armi che all'epoca erano di uso comune nella Fanteria e nell'Artiglieria; a queste in alcuni casi si era pensato di affiancare un'ulteriore potenza di fuoco come i lanciafiamme e i mortai, e in alcuni casi anche vecchi pezzi d'artiglieria rimasti nei forti della Prima guerra mondiale. Soltanto raramente, e solo in alcune valli, venne pensato l'utilizzo di gas tossici, come ad esempio l'iprite.

Prima e Seconda guerra mondiale

Alla fine della Prima guerra mondiale molte nazioni europee svilupparono una considerevole politica di fortificazione. I problemi territoriali, lasciati aperti dal Trattato di Versailles, diedero l'impulso a una corsa alla difesa delle frontiere, rendendole inaccessibili tra il 1920 e il 1940.

L'Italia si trovò a dover difendere una frontiera molto ampia, e soprattutto montuosa. Si trattava infatti di 1.851 chilometri di linea di confine, così suddivisi da est a ovest:

- Vallo Alpino Occidentale: 487 km con la Francia
- Vallo Alpino Settentrionale: 724 km con la Svizzera e 420 km con l'Austria, allora annessa alla Germania (Vallo Alpino in Alto Adige, Cadore, Carnia e Tarvisiano)
- Vallo Alpino Orientale: 220 km con la Jugoslavia

Il progetto iniziale comprendeva tutto l'arco alpino, partendo da Ventimiglia e arrivando all'allora città italiana di Fiume, sfruttando appieno la scarsità di rotabili, sentieri e colli e le difficoltà create dall'ambiente alpino.

Questa nuova difesa dei confini italiani era in realtà un progetto al limite delle capacità industriali ed economiche del paese. I lavori infatti subirono negli anni consistenti rallentamenti dovuti sia alla scarsità di fondi, sia di materie prime, che costrinsero spesso all'utilizzo di materiali inadeguati: raro era l'uso dell'acciaio per le difficoltà di reperimento, dovuto in parte alle sanzioni imposte all'Italia per la sua invasione dell'Etiopia e in parte all'autarchia imposta dal Regime Fascista che creava difficoltà di produzione e reperimento.

Per far fronte alla carenza di materie prime, Adolf Hitler (1889-1945) inviò in Italia ingenti quantità di merci. L'acciaio che arrivava, che serviva per i cannoni e generalmente per le armi, veniva fuso nuovamente per poter ottenere putrelle e feritoie corazzate a uso delle opere fortificate. Anche il carbone che serviva per alimentare gli altiforni delle industrie siderurgiche incaricate della produzione delle corazzature, porte blindate e per la produzione del calcestruzzo era inviato dalla Germania.

La costruzione del Vallo si protrasse a singhiozzo fino al 1943 lungo tutto l'arco alpino.


Dopo la Seconda guerra mondiale: l'abbandono

La situazione geopolitica venutasi a creare nel dopoguerra portò al ripristino parziale e alla messa in funzione delle opere dell'ex Vallo Alpino Settentrionale, che tornarono operative dall'inizio degli anni 1950 fino al 1992, presidiate da reparti appositamente dedicati allo scopo: gli Alpini d'Arresto e i Fanti d'Arresto.

Ma la caduta dell'Unione Sovietica, il termine dell'ipotetica minaccia che poteva irrompere da oriente e le variazioni nei paesi del Patto di Varsavia, diedero il colpo finale ai Reparti d'Arresto e alle opere del Vallo Alpino.

Nonostante già nel 1986 alcune delle opere meno strategiche fossero state dismesse, tra il 1991 e il 1992 tutte le fortificazioni ancora operative situate in Alto Adige e Friuli furono sigillate e tutti i corrispondenti reparti vennero sciolti. 

Tutte le opere, inoltre, furono private dell'armamento e degli allestimenti interni e chiuse mediante la saldatura degli ingressi e delle feritoie da ditte civili incaricate dall'Arsenale di Napoli, che per oltre quarant'anni aveva curato la manutenzione delle artiglierie, e coadiuvate dagli ultimi reparti del Val Brenta e del Val Tagliamento. Negli anni la natura ha preso il sopravvento sul cemento armato, e al giorno d'oggi le opere rimangono soltanto silenziose testimonianze.

In alcuni rari casi oggi si riesce ad attuare una politica di conservazione e rendere quindi visitabili queste opere. Un esempio per tutti è l'Opera 3 dello sbarramento di Fortezza, restaurata e oggi adibita a museo dalla provincia autonoma di Bolzano.


Il Vallo Alpino Settentrionale  (Vallo Alpino in Alto Adige, Cadore, Carnia e Tarvisiano)

La costruzione sul confine ex austriaco, divenuto confine tedesco dopo l'annessione dell'Austria alla Germania il 13 marzo 1938, iniziò nel 1939 a seguito della diffidenza che Benito Mussolini (1883-1945) manifestava verso la Germania di Adolf Hitler (1889-1945). Questo tratto venne battezzato dalle popolazioni delle zone interessate ai lavori "Linea non mi fido", con evidente riferimento ironico alla Linea Sigfrido.



Friaul Venzone Werk Tagliamento
Bunker del Vallo Alpino su un'isola dell'Alto Tagliamento
(di Ozauzig)
Fonte immagine: Wikimedia Commons


Il Vallo Alpino Orientale

A differenza delle opere del Vallo Alpino Occidentale e del Vallo Alpino in Alto Adige, qui le opere ebbero dimensioni più modeste e vennero per lo più armate di sole mitragliatrici.




Bunker fanteria d'arresto
Uno dei 5 bunker gestito da 33° Fanteria d'Arresto Ardenza
 rimasti come rovine della guerra fredda (Doberdò del Lago)
(di Sacrabolt - Opera propria)
Fonte immagine: Wikimedia Commons


Da ricordare che allora il confine geograficamente attraversava le distese di bosco della Carniola sud-occidentale a cui seguono attraverso il massiccio del Monte Nevoso, le prime le Alpi Dinariche.



Linea del Vallo Alpino Orientale:
(di Sesule - Opera propria)
Fonte immagine: Wikimedia Commons

- In nero e blu: linea fortificata 1934-1943 affidata alla Guardia alla Frontiera (G.a.F).
- In nero e rosso: linea fortificata 1951-1992 affidata agli Alpini d'Arresto (linea nera) ed alla Fanteria d'Arresto (linea rossa)

Fonte: wikipedia

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