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Storia del Friuli-Venezia Giulia - I "campi di raccolta profughi" in Italia


Dopo la Liberazione, gli Alleati, il Governo Italiano ed alcuni Organismi Internazionali, allestirono in Italia più di un centinaio di campi di raccolta profughinel tentativo di "ricollocare" tutti coloro che, durante la guerra, avevano abbandonato la loro terra, circa, si calcola, 40 milioni di persone.

Cominciarono ad essere così riadattate scuole, caserme, come quella a Padriciano, ed ex campi di concentramento, come la Risiera di San Sabba, centri nei quali gli esuli vivranno per alcuni anni, a volte per diversi decenni, in condizioni estremo disagio.


San Sabba refugee centre offices in Trieste, Italy (8412017877)
Uffici del Centro Rifugiati a Trieste
Sul retro di questa foto un timbo in inchiostro viola scrive
International Refugee Organization HQ US zone Germany
(di Australian National Maritime Museum on The Commons)
Fonte immagine: Wikimedia Commons

Storia del Friuli-Venezia Giulia - I Campi di Concentramento


Campi di Concentramento Nazisti

- La Risiera di San Sabba, unico esempio di campo di sterminio in Italia - Trieste (ottobre 1943 - 29 aprile 1945)


Campi di Concentramento per slavi

- Campo di Concentramento di Grupignano - Cividale
- Campo di Concentramento di Gorizia
- Campo di Concentramento di Orzano - Cividale
- Campo di Concentramento di Torviscosa
- Campo di Concentramento di Poggio Terza Armata - Sagrado (settembre 1942 - 9 settembre 1943)
- Campo di Concentramento di Fossalon di Grado - Gorizia
- Campo di Concentramento di Palazzolo dello Stella
- Campo di Concentramento di Visco (gennaio 1943 - 11 settembre 1943)
Campo di Concentramento di Gonars (ottobre 1941 - 19 ottobre 1943)



Altri Campi di Concentramento in territori attualmente non italiani

Campo di Concentramento di Arbe/Rab
- Tipo di campo: Lager
- Tipologia internati: civili uomini, donne, bambini, ebrei, sloveni, croati, si caratterizzò per la durezza del trattamento riservato agli internati di etnia slava
- Stima internati: 10000 -15000 persone
- Campo istituito da: Ministero dell'Interno
- Operatività: giugno 1942 – 17 settembre 1943

Campo di Concentramento di Fiume/Rijeka (Caserma Diaz)
- Tipo di Campo: Campo di internamento e smistamento
- Tipologia internati: slavi ed oppositori che non erano più detenibili in campi limitrofi per carenza di spazio
- Stima internati: 3.500 persone

Campo di Concentramento di Buccari/Bakar

Campo di Concentramento di Vodizze/Vodice

Scoprire il Friuli-Venezia Giulia - La Risiera di San Sabba (Trieste)


Dopo l'8 settembre 1943 le autorità tedesche crearono la Zona d’Operazione Litorale Adriatico che comprendeva le province di UdineGoriziaPolaFiumeLubiana e Trieste come capitale.

Da quel momento la Risiera, uno stabilimento costruito per la lavorazione del riso a partire dal 1898 nel periferico rione di San Sabba, chiamata inizialmente Stalag 339, iniziò ad essere utilizzato come campo di prigionia provvisorio per i militari italiani catturati dopo l'8 settembre.


C'era una volta...
Foto del gruppo fb TRIESTE CHE NON C'E' PIU'


Supervisore della Risiera, nonché Comandante Superiore delle SS e della Polizia (Höherer SS- und Polizeiführer) nella Zona d’Operazione Litorale Adriatico, era l'ufficiale Odilo Globočnik (1904-1945), responsabile anche della costruzione di alcuni campi di sterminio attivati in Polonia tra il 1939 e il 1945.

A fine ottobre 1943, il complesso divenne un Polizeihaftlager, ovvero Campo di Detenzione di Polizia, destinato allo smistamento dei deportati diretti agli altri campi di concentramento nazisti e al deposito dei beni razziati ai prigionieri.

Ma dai primi mesi del 1944 divenne un campo di sterminio, destinato alla detenzione, tortura ed eliminazione di partigiani, detenuti politici, ebrei e prigionieri sospettati di attività sovversiva nei confronti delle regime nazista.



La Risiera di San Sabba - Le vie della memoria IRSML FVG


Per le esecuzioni i Nazisti utilizzarono prima i più svariati metodi, come la morte per gassazione utilizzando automezzi appositamente attrezzati, o la fucilazione o il colpo di mazza alla nuca, mazza custodita sino al 1977 nel museo della risiera ma rubata l'anno successivo.

Da da gennaio a marzo 1944, per lo smaltimento dei cadaveri si inizò ad utilizzare l'essiccatoio della Risiera, modificato poi in forno crematorio.

L'impianto venne utilizzato per la prima volta il 4 aprile 1944 per la cremazione dei cadaveri delle 71 persone fucilate il giorno precedente al poligono di tiro di Opicina.

Da quel momento, fino alla Liberazione (25 aprile 1945), le vittime di questo campo sono stimate tra le tre e le cinquemila.

Per i cittadini detenuti, intervenne in molti casi il Vescovo di Trieste, Monsignor Antonio Santin (1895-1981), alcune volte con esito positivo, come nel caso della liberazione dello scrittore Giani Stuparich (1891-1961) e della sua famiglia, ma in altre senza successo.

Il forno crematorio e la ciminiera vennero fatti saltare dai nazisti in fuga nella notte tra il 29 e il 30 aprile 1945, nel tentativo di eliminare le prove dei loro crimini. Al loro posto sorge oggi una struttura commemorativa costituita da una piastra metallica e da una stele.



Risiera di San Sabba 2
Edificio dove si trovava il forno crematorio
(di Pier Luigi Mora)
Fonte immagine: Wikimedia Commons


Nel 1975, dopo la ristrutturazione avvenuta su progetto dell'architetto Romano Boico, la Risiera è diventata Civico Museo della Risiera di San Sabba.

Nella risiera sono ancora visibili:

- la cella della morte dove venivano rinchiusi i prigionieri portati dalle carceri o catturati in rastrellamenti e destinati ad essere uccisi e cremati nel giro di poche ore
- le 17 celle in ciascuna delle quali venivano ristretti fino a sei prigionieri, riservate a progionieri destinati all'esecuzione a distanza di giorni o di alcune settimane. Le due prime celle venivano usate per la tortura e la raccolta di materiale prelevato ai prigionieri. Le celle erano ricoperte di graffiti e scritte andate perdute poiché le porte e le pareti vennero ritinteggiate quando il complesso venne dichiarato Monumento Nazionale. Ne restano a testimonianza i diari dello studioso e collezionista Diego de Henriquez (1909-1974), che  si recò di persona in ogni singola cella, copiò le scritte lasciate dai prigionieri, le raccolse in forma di diario, componendo più di trecento quaderni, attualmente appartenenti alle Collezioni de Henriquez
- l'edificio di quattro piani, dove venivano rinchiusi in ampie camerate i prigionieri destinati alla deportazione verso Dachau, Auschwitz e Mauthausen


La Risiera come Monumento Nazionale

Con il D.P.R. n. 510 del 15 aprile 1965, il Presidente Giuseppe Saragat dichiarò la Risiera di San Sabba, unico esempio campo di sterminio nazista in Italia, Monumento Nazionale.


SCHEDA DEL CAMPO

- Tipo di Campo: Lager
- Tipologia internati: Italiani pericolosi (ovvero oppositori politici, ma anche pregiudicati per reati comuni, allogeni slavi e individui sospettati di spionaggio e di "attività antinazionale"), ebrei italiani e stranieri, "sudditi" nemici, jugoslavi, civili rastrellati, prigionieri di guerra
- Stima internati: 25.000 circa
- Campo istituito da: III Reich
- Operatività: ottobre 1943 - 29 aprile 1945

Fonte: wikipedia

Scoprire il Friuli-Venezia Giulia - Il Campo di Concentramento di Gonars (Gonars)


Il Campo di Concentramento di Gonars, venne realizzato nell'autunno 1941 e rimase operativo fino al 19 ottobre 1943.

Si stima che qui vennero internati circa 6.500 civili rastrellati nei territori occupati dall'esercito italiano nell'allora Jugoslavia.


La struttura del Campo

Il Campo, costruito appena fuori dall'abitato di Gonars, in un terreno lungo la Strada Napoleonica, era costituito da due recinti distinti a circa un chilometro uno dall'altro, il campo A e il campo B. Quest'ultimo, a sua volta, era diviso in tre settori: Alfa, Beta e Gamma.

Era circondato da un alto filo spinato, con torrette di guardia armate di mitragliatrici e con potenti fari che lo illuminavano a giorno.


La costruzione del Campo

Il Campo era stato costruito in previsione dell'arrivo di prigionieri di guerra russi, ma non venne mai utilizzato per questo scopo. Nella primavera del 1942 venne, invece, destinato all'internamento dei civili di quella che era chiamata la Provincia italiana di Lubiana, rastrellati dall'esercito italiano in applicazione della Circolare 3C del generale Roatta, comandante della II Armata, nella quale si stabilivano le misure repressive da attuare nei territori occupati e annessi dall'Italia dopo l'aggressione nazifascista al Regno di Jugoslavia del 6 aprile 1941.


Primo utilizzo: la repressione degli oppositori

Le due massime autorità civili e militari della Provincia di Lubiana, l'Alto Commissario Emilio Grazioli e il generale Mario Robotti, Comandante dell'XI Corpo d'armata, attuarono le misure repressive con attenta efferatezza: così ci furono fucilazioni di ostaggi, incendi di villaggi e deportazioni di popolazioni intere.

Nella notte tra il 22 e il 23 febbraio del 1942 la città di Lubiana venne circondata interamente da filo spinato, tutti i maschi adulti furono arrestati, sottoposti a controlli e la gran parte di essi destinati all'internamento.

In breve anche le altre città della "provincia" subirono la stessa sorte.

Gli arrestati vennero portati nel Campo di Concentramento di Gonars, dove nell'estate del 1942 erano presenti già più di 6.000 internati, ben oltre le possibilità ricettive del campo, che era allestito per meno di 3.000 persone. A causa del sovraffollamento, delle precarie condizioni igieniche e della cattiva alimentazione, ben presto si diffusero varie malattie, come la dissenteria, che cominciarono a mietere le prime vittime.

In questo primo periodo nel Campo si trovarono concentrati intellettuali, insegnanti, studenti, operai e artigiani, cioé coloro che erano considerati potenziali oppositori dell'occupazione; tra essi c'erano anche molti artisti che alla detenzione nel campo hanno dedicato molte delle loro opere.

Sotto pseudonimo erano internati anche esponenti del Fronte di Liberazione sloveno, che sarebbero poi diventati dirigenti della Resistenza jugoslava. Alcuni di essi nell'agosto del 1942 organizzarono una clamorosa fuga dal Campo, scavando una lunga galleria sotto la baracca XXII. Dopo questa fuga, la maggior parte degli internati venne trasferita in altri campi che nel frattempo erano stati istituti in Italia, come il Campo di Visco, a pochi chilometri da Gonars.