Scoprire il Friuli-Venezia Giulia - I MULINI


In un censimento del 1878 fatto nella provincia di Udine vennero individuati ben 803 mulini ad acqua, funzionanti in larga parte fino alla metà del '900.

Per secoli la loro proprietà era stata dei nobili o della Chiesa, perché produrre farina era fonte di grande ricchezza.

Oggi di quegli antichi mulini ne sono sopravvissuti ben pochi.


Mulini a vento
Kinderdijk (NL)


- Mulini della provincia di Pordenone

- Mulini della provincia di Udine

Scoprire il Friuli-Venezia Giulia - L'Incrociatore leggero Luigi di Savoia Duca degli Abruzzi


L'Incrociatore leggero Luigi di Savoia Duca degli Abruzzi fu un'unità della Regia Marina e della Marina Militare italiana che faceva parte della Classe Duca degli Abruzzi, l'ultima evoluzione della Classe Condottieri.

L'unità era intitolata all'esploratore Luigi Amedeo di Savoia-Aosta, Duca degli Abruzzi (1873-1933) morto nel 1933 e nello stesso anno cominciò la sua costruzione nei Cantieri OTO di La Spezia.

Varato il 21 aprile 1936, venne completato nel 1937.


Il dopoguerra

Insieme al gemello Garibaldi, al Cadorna e al Montecuccoli, altri incrociatori della Classe Condottieri, costituì la dotazione degli incrociatori concessi alla Marina Militare dal Trattato di Parigi (10 febbraio 1947).

Il Duca degli Abruzzi venne soprannominato l'incrociatore degli esili, in quanto portò verso il loro esilio i Reali d'Italia; a bordo di questa unità, infatti, prima partì verso Alessandria d'Egitto con il titolo di Conte di Pollenzo il Re Vittorio Emanuele III di Savoia (1869-1947) dopo aver firmato a Napoli l'atto formale di abdicazione a favore del figlio Umberto II di Savoia (1904-1983) e successivamente la Regina Maria Josè del Belgio (1906-2001) verso il Portogallo.

Il 26 ottobre 1954 la nave presenziò al ritorno di Trieste all'Italia, insieme ai Cacciatorpedinieri GranatiereArtigliere e al Grecale, che fu la prima unità della Marina Militare ad entrare nel porto di Trieste, con la folla festante che salì a bordo delle unità navali per manifestare la grande gioia agli equipaggi per il ritorno all'Italia.

In occasione della parata del 4 novembre, svolta alla presenza del Presidente della Repubblica Luigi Einaudi (1874-1961), con le navi presenti nel porto con innalzato il gran pavese, ad affiancare il Duca degli Abruzzi, che era rimasto a Trieste, giunsero il Montecuccoli, le Torpediniere Libra e Cassiopea, l'Artigliere, ritornato nella città dopo avere già presenziato al ritorno all'Italia il 26 ottobre, e il Veliero Amerigo Vespucci, con a bordo gli allievi dell'Accademia navale di Livorno.

A partire dalla seconda metà degli anni Cinquanta il Duca degli Abruzzi è stato a lungo l'unico incrociatore a tempo pieno della Marina Militare. Il Cadorna era infatti andato in disarmo nel 1951, il Montecuccoli veniva impiegato soprattutto come nave scuola e il Garibaldi venne messo in riserva nel 1953 per essere successivamente avviato, nel 1957, ai lavori di trasformazione.

Nel 1956 con la messa in disarmo dell'Andrea Doria il Duca degli Abruzzi assunse il ruolo di sede del Comando in capo della squadra navale.


Il Duca degli Abruzzi a Trieste, nel 1959  
(di sconosciuto - Betasom.it
Fonte immagine: wikipedia)

Nel 1961, l'unità è stata messa in disarmo, cedendo il ruolo di ammiraglia della flotta al gemello Garibaldi rientrato in squadra dopo avere ultimato i lavori di trasformazione.

La bandiera dell'unità è conservata a Roma, presso il Sacrario delle Bandiere del Vittoriano.

Fonte: wikipedia

Il cinema e il Friuli-Venezia Giulia - TRIESTE MIA! - Mario Costa, 1952


Trieste mia!, conosciuto anche come O Trieste del mio cuore, è un film del  1952 diretto dal regista Mario Costa (1904-1995).





Interpreti e personaggi

Aldo Silvani - Giovanni
Milly Vitale - Anna
Luciano Taioli  Luciano
Ermanno Randi  Alberto
Mirko Ellis - Karl
Dante Maggio
Saro Urzì
Nando Bruno

Fonte: wikipedia

Scoprire il Friuli-Venezia Giulia - Il pontone


Il pontone è un tipo di galleggiante, generalmente di forma parallelepipeda, usato come piattaforma galleggiante per il trasporto di merci di qualsiasi tipo o per eseguire lavorazioni sopra e sotto il livello libero del liquido in cui galleggia.

Caratteristiche

E' di norma rimorchiato, ma può essere anche autopropulso.

Può essere semisommergibile e comunque inclinabile fino ai limiti di possibilità di uso in sicurezza dei mezzi di sollevamento, mobili o fissi, di cui è dotato o dei limiti stabiliti dai registri di classificazione.

Allestimenti particolari di questo tipo di natante permettono la posa in opera di tubi e cavi sottomarini di qualsiasi genere, il montaggio di piattaforme in mare aperto di qualsiasi tipo e dimensione (ad esempio come bacino galleggiante) e l'uso dello stesso come piattaforma galleggiante di appoggio per lavori subacquei.


Esempi di pontoni

Venezia il pontone è una piattaforma coperta, galleggiante ed ancorata alla riva dove attraccano i vaporetti, il mezzo di trasporto pubblico della città. 

L'utilizzo di pontoni galleggianti per l'ormeggio dei vaporetti è necessario per compensare le variazioni del livello della laguna durante la giornata.

Il pontone può essere ormeggiato a un pontile in legno o in calcestruzzo armato (es. alla fermata S. Zaccaria) oppure direttamente alla riva (es. alla fermata Riva de Biasio).

Il collegamento tra pontile e pontone o tra riva e pontone avviene attraverso una o due passerelle in acciaio.

L'insieme costituito da pontile, passerelle e pontone viene denominato inbarcadèro.

Ormeggiato nel Porto Vecchio di Trieste, troviamo il pontone-gru Ursus, appositamente costruito nel 1931 dallOfficine Ponti e Gru, per l'allestimento del Transatlantico Conte di Savoia.

Fonte: wikipedia

Scoprire il Friuli-Venezia Giulia - L'Incrociatore Gorizia


Il Gorizia fu un incrociatore pesante della Regia Marina, appartenente alla Classe Zara.

Partecipò alla Seconda guerra mondiale, prendendo parte a numerose battaglie, prima di venire reso inoperativo da un bombardamento alleato nel 1943.


L'Incrociatore Gorizia
Fonte immagine: wikipedia

Storia

All'inizio della Seconda guerra mondiale era inquadrato nella I Divisione incrociatori assieme ai gemelli Zara e Fiume. Partecipò alle principali battaglie del Mediterraneo e a missioni di scorta indiretta di convogli.

Il 9 luglio 1940 partecipò alla battaglia di Punta Stilo, primo scontro con la flotta inglese.

Il 31 agosto fu fra le unità uscite per contrastare l'operazione inglese Hats, che però tornarono in porto senza aver concluso nulla.

Si trovava a Taranto durante il celebre attacco aerosilurante inglese (la Notte di Taranto) avvenuto nella notte tra l'11 ed il 12 novembre. Durante quell'incursione venne attaccato da un aereo britannico, che però venne abbattuto dalla contraerea del Gorizia.

Fra il 26 ed il 28 novembre 1940 prese parte alla battaglia di Capo Teulada, durante la quale sparò 12 salve e lanciò un idrovolante per individuare la flotta britannica.

Non partecipò alla battaglia di Capo Matapan (28-29 marzo 1941) e si salvò quindi dall'annientamento della I Divisione. Non esistendo più la sua formazione d'appartenenza, venne aggregato alla III Divisione incrociatori (Trento, TriesteBolzano).

Fra il 25 ed il 29 giugno 1941 fornì scorta indiretta, assieme al Trieste e alla XII Squadriglia cacciatorpediniere, al convoglio veloce dei trasporti truppe EsperiaMarco Polo, Neptunia ed Oceania diretti in Libia. Il convoglio era stato in un primo tempo fatto rientrare in porto per via dei violenti attacchi aerei. Prima di rientrare in Italia, il 30 giugno, il Gorizia fu oggetto di continui ma infruttuosi attacchi dall'aria, a Tripoli.

Scoprire il Friuli-Venezia Giulia - La ferrovia Transiberiana


Con il nome generico Trans-Siberiana o Transsib si identificano 3 divese linee ferroviarie che attraversano in parte o tutta la Siberia:

- la Trans-Mongolica: parte da Mosca e arriva a Pechino, Cina, passando per Ulanbaatar, capitale della Mongolia
- la Trans-Manciuriana: parte da Čita/Chita, in Russia e, attraversando parte della Siberia, arriva a Pechino, in Cina
- la Trans-Siberiana classica: parte da Mosca e, attraversando tutta la Siberia, arriva Vladivostok, l'Estremo Oriente russo

Quest'ultima venne presentata per la prima volta all'Esposizione Universale di Parigi del 1900 con il nome di Train Transibérien.

I suoi 9.288,2 km, che si snodano tra montagne, dirupi, acquitrini e fiumi imponenti, ne fanno la ferrovia più lunga nel mondo.


In rosso, il percorso della Trans-Siberiana o Transsib
(di Sochi Olympic Park (rus).svg: Stefan Ertmann & Lokal Profil)
Fonte immagine: Wikimedia Commons

Scoprire il Friuli-Venezia Giulia - 1939: gara di velocità per moto nel "Circuito di Trieste"


Nel 1939 l'associazione sportiva Moto Club Trieste indisse una gara di velocità su circuito cittadino alla quale parteciparono campioni illustri come Enrico Lorenzetti, pilota ufficiale Guzzi (1911-1989), che vincerà le due classi Corsa, Carlo Bandirola (1915-1981), Leo Lorenzi (1909-1973).

Nel Circuito di Trieste il vincitore fu il giovane triestino Luciano Masi che vinse nelle Sport con la 250 Benelli, lasciando gli avversari indietro di un giro.


C'era una volta...
Foto del gruppo fb TRIESTE CHE NON C'E' PIU'

Scoprire il Friuli-Venezia Giulia - I mulini della provincia di Pordenone


- Mulino Asini - Clauzetto

- Mulino Traviet 1 - Clauzetto

- Mulino Traviet 2 - Clauzetto

- Mulino Molat - Clauzetto

- Mulino Locandin - Clauzetto

- Mulino dei Blancs - Clauzetto


F46-Raderen-Genneper-watermolen
Mulino ad acqua a Gennep (1884)
Vincent van Gogh (1853-1890)
Fonte immagine: Wikimedia Commons


- Mulino Travidulis - Vito d'Asio

- Mulino Pisminich - Vito d'Asio

Mulino Barquet 1 - Vito d'Asio

Mulino Barquet 2 - Vito d'Asio

- Mulino Rugo d'Acqua Viva - Vito d'Asio

- Mulino dei Marins - Vito d'Asio

- Mulino Chjappellat - Vito d'Asio

Scoprire il Friuli-Venezia Giulia - I mulini della provincia di Udine



Mulino Tininin - Aiello del Friuli

- Mulino di Baûs - Baûs, località di Ovaro

Mulino Persello - Caporiacco, frazione di Colloredo di Montalbano

- Mulino di Bert - Castello, frazione di Porpetto

- Mulino Tomasin - Corgnolo, frazione di Porpetto

- Mulin di Croce - Cercivento

Opificio Fàrie di Checo - Cercivento

Mulino di Bert (Famiglia Zoratto) - Codroipo

- Mulino di Cortale - Cortale, frazione di Reana del Roiale

- Mulin di Cjase Cocel - Fagagna

- Mulin di Cianet - Forni di Sopra

Mulino di Glaunicco - Glaunicco, frazione di Camino al Tagliamento

Mulino Calligaro - Gradiscutta, frazione di Varmo

Mulino di Illegio o Mulin dal Frec o dal Ros - Illegio, frazione di Tolmezzo


Vincent van Gogh (1853-1890) - The Old Mill (1888)
Il vecchio mulino (1888)
Vincent van Gogh (1853-1890)
Fonte immagine: Wikimedia Commons

Scoprire il Friuli-Venezia Giulia - Il Mulino di Rivis (Rivis)


Il Mulino di Rivis, meglio conosciuto come Mulino nuovo, è situato nel borgo omonimo, vicino al fiume Tagliamento, in Via Molino Nuovo.

Esso sfrutta  le acque della roggia di San Odorico o Roggia di Codroipo,  che, costruita nel XI o XII secolo, ebbe grande importanza per Rivis nel Basso Medioevo.

Appartenente, assieme ad altri 4, alla famiglia nobile dei Savorgnan, il Mulino iniziò la sua attività nel 1776 ed è tutt'oggi funzionante.

Nel 1933 la Turbina Pelton venne sostituita da una coclea idraulica in grado di produrre 20 kWh di energia idroelettrica rinnovabile, attraverso il principio del movimento perpetuo della vite idraulica di Archimede.



Il Mulino di Rivis


Le due macine in pietra per la lavorazione delle granaglie, ancora oggi molto ben conservate e visibili all'esterno del Mulino sulla parete di fronte all'ingresso, vennero sostituite da una struttura a laminatoio, costituita da coppie di cilindri in acciaio rigato che, avvicinandosi e allontanandosi ritmicamente tra di loro, sminuzzano i chicchi del granoturco.

Gli spazi all'interno del Mulino, destinati un tempo alla lavorazione delle farine, sono stati trasformati in Museo del Territorio e in laboratorio dell'arte molitoria. 

Vi sono conservate diverse attrezzature come i setacci, il tof, la mescule, diversi strumenti per la sgranatura delle pannocchie, il brustulìn utilizzato per la tostatura dell'orzo ed anche uno strumento costituito da rete e graticci che veniva utilizzato dai mugnai per pescare il pesce nella roggia. Da segnalare anche le vecchie pile, utilizzate per la brillatura del riso e dell'orzo, sempre sfruttando la forza dell'acqua.

Scoprire il Friuli-Venezia Giulia - Il Mulino "di Bert" (Codroipo)


Il Mulino di Bert, costruito nel 1450, si trova a Codroipo nei pressi del Parco Naturale delle Risorgive, lungo una strada che prende il nome di Via Molini, dato che qui si trovano i resti di altri quattro mulini, alcuni molto antichi, alimentati dalla Roggia Selusset. Essi sono:

- il Mulino di Bosa, quattrocentesco, con vicino la Chiesetta
- il Mulino Passanigo
- il Mulino della Siega
- il Mulino da lis Stalis



In giallo Mulino Zoratto o "mulino di Bert", iverde Mulino di Bosa


Oggi di proprietà della famiglia Zoratto, dal 1782 vi si lavorano i cereali provenienti da agricoltura biologica a coltivazione locale. Le antiche macine in pietra, mosse dalla forza dell'acqua, trasformano grano duro, tenero e farro, in farina. All'interno del Mulino è possibile acquistare le farine prodotte.  

Il Mulino di Bert è conosciuto e rinomato anche per la battitura dello stoccafisso una attività tradizionale antica. Possiede, infatti, unico caso in Italia, un grosso cilindro creato per battere lo stoccafisso che provviene dalle isole Lofoten, un arcipelago norvegese. Lo stoccafisso arriva essiccato e viene ammorbidito grazie al calore sviluppato dai colpi del maglio in legno che batte su una base in pietra appoggiata sul pavimento. Il calore sviluppato, stira le fibre del pesce, ammorbidendolo.


Scoprire il Friuli-Venezia Giulia - Il Mulino Calligaro (Gradiscutta)


Il mulino di "Ser Giorgio", a Gradiscutta (frazione di Varmo), a nord del fiume Varmo, viene citato nei componimenti di Ermes di Colloredo (1622-1692) che abitava nella vicina Villa di Gorizzo e da Ippolito Nievo (1831-1861) nella novella Il Varmo:

[...] Quando poi la fanciulletta si lamentava di quella sua durezza, egli rispondeva che la venisse una domenica al mulino di Gradiscutta, ove non le sarebbero mancati sollazzi [...]


L'edificio si trova in buono stato di conservazione, le pale sono intatte, ma non funzionanti.

Scoprire il Friuli-Venezia Giulia - I Castellieri della provincia di Udine


- Castelliere di Bonzicco - Bonzicco, frazione di Dignano
- Castelliere di Campoformido - Campoformido
- Castelliere di Carlino - Carlino
- Castelliere di Castions di Strada - Castions di Strada
- Castelliere di Coseano - Coseano
- Castelliere di Firmano - Firmano, frazione di Premariacco
- Castelliere di Flaibano - Flaibano
Castelliere di Galleriano - Galleriano, frazione di Lestizza




- Castelliere di Gradisca - Gradisca, frazione di Sedegliano
- Castelliere La Gradiscje Gradisca, frazione di Codroipo




Scoprire il Friuli-Venezia Giulia - La leggenda sulla costruzione del Ponte del Diavolo


La leggenda narra che i cittadini di Cividale del Friuli si fossero riuniti per cercare il modo di costruire un ponte in pietra che unisse le due sponde del fiume Natisone.

Non riuscendo a trovare una soluzione, invocarono il Diavolo che offrì il proprio aiuto per la costruzione del ponte, pretendendo in cambio, però, l'anima del primo che lo avrebbe attraversato.

I cittadini di Cividale del Friuli accettarono ed il Diavolo costruì il ponte in una sola notte.

Si racconta che persino la madre del Diavolo, avesse partecipato alla sua costruzione, portando nel proprio grembiule un grande masso che depose nel mezzo del fiume, sul quale appoggia il pilastro centrale del ponte.


Cividale 0904 Duomo and Ponte del Diavolo
Il Ponte del Diavolo
(di Aconcagua - Opera Propria)
Fonte immagine: Wikimedia


La mattina seguente il Diavolo cominciò a pretendere la ricompensa patuita. Ma mentre i cividalesi si interrogavano su chi dovesse sacrificarsi, ecco che da Borgo di Ponte arrivò un gruppetto di ragazzini che attraversò il ponte, inseguendo un cagnolino impaurito, la cui anima, per forza di cose, venne presa dal Diavolo.


CURIOSITA'

Leggende

Al Ponte del Diavolo è legata un'altra leggenda riguardante un'impronta trovata su un masso in località Portici, lungo la salita verso Castelmonte.

Scoprire il Friuli-Venezia Giulia - La leggenda dell'impronta della Madonna


Si racconta che un giorno il Diavolo, el Diàul in friulano, abbia sfidato la Madonna proponendole di fare a gara per vedere chi arrivasse per primo sulla cima di Castelmonte e mettendo come premio per il vincitore la città di Cividale del Friuli.

La Madonna accettò e i due iniziarono la loro sfida dal Ponte del Diavolo (Puìnt del Diàul in friulano) di Cividale del Friuli.

La leggenda racconta che a metà della salita verso il Santuario, in una località chiamata Portici, la Madonna, che volava rapida verso l'alto, si fosse appoggiata su di un masso sul quale rimase la sua impronta, ancora oggi visibile.

Anche il Diavolo saliva velocemente verso la cima, ma, una volta arrivato si accorse che la Madonna era già lì e lo stava aspettando. Sconfitto, andò a gettarsi in una voragine chiamata buco del Divolo (bùse del Diàul in friulano), che ancora oggi si può vedere sul vicino Monte Spich (929 m).


CURIOSITA'

Leggende
Al Ponte del Diavolo di Cividale del Friuli è legata un'altra leggenda riguardante la sua costruzione.

Scoprire il Friuli-Venezia Giulia - Tergestea


Tergestea, personaggio ideato e realizzato da Paola Ramella, docente  presso Grafite, la scuola di disegno, fumetto e illustrazione di Trieste, e dallo sceneggiatore Guendal Cecovini Amigoni (Guendal), è il cartoon testimonial della manifestazione Fumetti per gioco, che dal 2010 riunisce a Trieste gli appassionati di fumetti.

Tergestea indossa un vestito rosso, come lo stemma della città di Trieste che, sul seno si apre formando un'alabarda, simile alla lancia di San Sergio, simbolo della città di Trieste.

Scoprire il Friuli-Venezia Giulia - Diabolik-Edizione speciale (maggio 2012)


Foto della pagina fb Amici della Val d'Arzino



Nel maggio 2012, in occasione delle celebrazioni legate ai 50 anni di vita del famoso ladro, l'azienda Graphistudio proprietaria del Castello Ceconi, ha voluto regalare alla Val d'Arzino un numero speciale di Diabolik interamente ambientato nel Castello ed intitolato Colpo al Castello Ceconi.

Scoprire il Friuli-Venezia Giulia - Il Castello Ceconi (Pielungo)


Il conferimento del titolo di Conte della Corona d'Italia richiedeva che Giacomo Ceconi (1833-1910) erigesse una residenza dalle caratteristiche e dalle proporzioni di un Castello. Giacomo Ceconi (1833-1910) decise allora di costruire una villa, che avrebbe dovuto tenere legati i suoi discendenti alla natale Pielungo. Per attendere di persona alla progettazione e alla costruzione della residenza nobiliare, Giacomo Ceconi (1833-1910) si trattenne sempre più frequentemente e per lungo tempo nel suo borgo natio.


L'aspetto artistico-architettonico

Il Castello Ceconi è un imponente costruzione neo-gotica dallo stile eclettico, con venature di liberty e dai riflessi medioevali e rinascimentali.

Presenta merlature e balconi gotici accanto a finestre rettangolari.

Le quattro statue in pietra sul cornicione rappresentano quattro poeti: Dante Alighieri (1265-1321)Francesco Petrarca (1304-1374)Ludovico Ariosto (1474-1533) e Torquato Tasso (1544-1595).

I loggiati dalle calde tonalità cromatiche fanno da contrappunto agli affreschi che si snodano lungo le due ali del palazzo e a quelli inseriti nelle lunette dei finestroni gotici.

Nelle due lunette delle finestre ai lati dell'ingresso principale, si trovano gli affreschi di George Stephenson (1781-1848) e di Alessandro Volta (1745-1827).

Le due personalità geniali e scientifiche affiancano la raffigurazione della Madonna con Bambino, sopra il portale principale.

Nell'ordine superiore, sopra le tre finestre del primo piano sono raffigurate Irene di Spilimbergo e la poetessa Vittoria Colonna (1490-1547).

Nella lunetta centrale, tra le due figure femminili trova posto Leonardo da Vinci (1452-1519).

Uno degli imponenti torrioni merlati reca l'effigie di Alessandro Manzoni (1785-1873). Fra le torri la più alta e sottile era stata concepita per accogliere una campana, che aveva la funzione di chiamare a raccolta gli operai.  

Il piazzale antistante al palazzo, che si apre fra i boscosi pendii montani, venne impreziosito da una fontana in cemento, a forma circolare e a due piani concentriciche fu oggetto di una contesa tra un alpigiano, un certo Nànol, e Giacomo Ceconi (1833-1910): l'uomo ottenne il diritto di passaggio nel cortile del Castello per portare la propria mandria ad abbeverarsi alla fontana.

Storia del Friuli-Venezia Giulia - Le Brigate Partigiane: le Brigate Giustizia e Libertà (GL)


Le Brigate Giustizia e Libertà (GL), furono delle brigate partigiane costituite nell'ambito della Resistenza italiana, durante la Seconda guerra mondiale.


Erano legate prevalentemente al Partito d'Azione (Pd'A) ma aperte anche a combattenti degli altri partiti del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) o indipendenti, professanti un comune ideale laico e democratico.

Coordinate da un comando assunto da Ferruccio Parri (1890-1981), furono brigate partigiane più numerose dopo le Brigate Garibaldi, a guida comunista.

Al Congresso del Partito d'Azione (Pd'A) del febbraio 1946 a Roma, Ferruccio Parri (1890-1981) citò in 24.000 gli effettivi regolari delle brigate di montagna e in 11.000 quelli delle bande cittadine. In cifre relative, le Brigate Giustizia e Libertà (GL) contavano, grosso modo, il 20% della cifra assoluta degli uomini mobilitati nella Resistenza italiana, contro il 50% attribuibile alle formazioni a guida comunista.

Le Brigate Giustizia e Libertà (GL) subirono complessivamente 4.500 vittime.

In azione, i suoi componenti indossavano al collo un fazzoletto verde di riconoscimento.


Brigate Giustizia e Libertà (GL) operanti in Friuli

Formazione: Divisione Giustizia e Libertà

Comandante: Ercole Miani, nome di battaglia Villa (1893-1968)
Area operativa: Trieste

Formazione: Battaglione Rosselli
Comandanti: Fermo Solari (1900-1988) fino all'ottobre 1944; Leopoldo Ramanzini
Area operativa: Udine

Formazione: 7° Brigata Osoppo Friuli
Comandanti: Pietro Maset, nome di battaglia Maso (1911-1945) fino alla primavera 1945; Francesco Serena
Area operativa: Udine


Alcuni esponenti friulani delle Brigate Garibaldi

Leo Valiani, nato Leo Weiczen (Fiume, 9 febbraio 1909 – Milano, 18 settembre 1999)
Bruno Vasari  (Trieste, 9 dicembre 1911 – Torino, 20 luglio 2007)

Fonte: wikipedia

Storia del Friuli-Venezia Giulia - Le Brigate Partigiane in FVG


Le brigate partigiane erano formazioni armate attive durante la Seconda guerra mondiale, nell'ambito della Resistenza italiana.

Le brigate partigiane vennero formate su base volontaria per lo più da componenti irregolari, a volte organizzate dagli ex soldati operanti nei territori di occupazione italiana.

Queste formazioni operarono nel periodo compreso tra l'entrata in vigore dell'Armistizio di Cassibile (8 settembre 1943) e la fine delle ostilità (maggio 1945).


Storia

L'origine delle formazioni partigiane ebbe due percorsi, intrecciati tra loro: uno militare e uno politico antifascista.

Percorso militare: inizialmente vi erano bande di partigiani, cioè aggregazioni nate prevalentemente da scelte fatte dagli ex-militari dopo lo scioglimento, avvenuto  l'8 settembre 1943, del Regio Esercito Italiano. Agli ex-militari si affiancarono gli antifascisti attivi, gli ex inviati al confino, gli esiliati e gli espatriati all'estero.

Percorso politico: Battaglioni Garibaldi nacquero nell'autunno del 1943 quando la Direzione del Partito Comunista Italiano (PCI) dette l'indicazione di costituire unità strutturate pensate come brigate d'assalto.


Le componenti

Le prime formazioni si modellarono richiamandosi alle forze politiche nazionali dal novembre 1943 fino agli ultimi giorni dell'aprile 1945.

Una tappa significativa fu il 9 giugno 1944, quando nacque il Comando Generale del Corpo Volontari della Libertà (CVL), con sede a Milano, dove si trovavano i vertici delle principali organizzazioni partigiane.

Secondo i militanti comunisti la struttura a Brigata sottintendeva la volontà di un modello organizzativo di tipo militare tradizionale che prevede una stretta gerarchia:

- Comando generale
- Divisione
- Brigata
- Battaglione
- Compagnia
- Squadra
Gruppo di Azione Patriottica (GAP)

Nel corso della lotta di Resistenza le formazioni si accorparono e si suddivisero a seconda della situazione presente nelle varie "aree operative", con criteri e dimensioni diverse.